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11 gennaio 2014 6 11 /01 /gennaio /2014 11:51

Domanda legittima e ricorrente, le risposte su internet però spesso vengono pilotate dai vari produttori che controllano o si inseriscono nei forum e in alcuni blog fingendosi spesso dei comuni utenti. Io cercherò di dare una risposta coerente, onesta e semplice soffermandomi sull’efficacia di riscaldamento in rapporto ai costi di acquisto ed esercizio senza entrare in argomenti tortuosi relativi alla salute.

Vantaggi stufe Pellet rispetto a quelle a Bioetanolo:

Potenza disponibile molto elevata.

Possibilità di essere canalizzate.

Basso costo di esercizio.

Nessun consumo di ossigeno dall’ambiente durante la combustione.

Vantaggi stufe Bioetanolo rispetto a quelle a Pellet:

Basso costo iniziale.

Manutenzione quasi inesistente.

Prodotti anche con estetica molto raffinata.

Installazione semplicissima.

Alcuni modelli sono anche trasportabili.

Non hanno bisogno di canna fumaria.

Normalmente le stufe e caminetti a bioetanolo  hanno una potenza bassa che può essere sufficiente per singoli ambienti ma non per scaldare più stanze. Inoltre il costo al litro dell’alcool etilico denaturato (bioetanolo) è  molto alto e quindi il costo di esercizio rende questi apparecchi sconsigliabili per uso frequente e per scaldare ambienti ampi. Considerando un costo al litro di bioetanolo di almeno 2,50 euro il costo per scaldarsi sarà di 0,25 €/kWh; utilizzando una stufa a pellet e ipotizzando un costo di 4,80 euro per un sacco da 15 kg, il costo per scaldarsi sarà di 0,06 €/kWh. Per valutare la convenienza di un sistema piuttosto dell’altro dovete avere in mano il preventivo delle due soluzioni e con pochi calcoli potete capire quale è la soluzione più conveniente per voi. Personalmente, se dovessi scaldare sporadicamente una singola stanza e volessi ottenere anche un effetto estetico allora potrei scegliere il caminetto a bioetanolo.

"In assenza di necessità estetiche un qualunque radiatore elettrico o stufetta mi può dare lo stesso risultato spendendo di meno per l’acquisto e spendendo uguale per il funzionamento senza neppure dover fare ulteriori prese di aerazione. "

Nel caso avessi necessità di un sistema di riscaldamento da utilizzare frequentemente di sicuro non acquisterei un sistema a bioetanolo perchè il costo di esercizio risulterebbe troppo alto.

 

Ciao a tutti.

 

Luca Angioi NEW SYSTEM srl Bibione Ve

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23 dicembre 2013 1 23 /12 /dicembre /2013 11:56

Nel 2013 hanno iniziato ad entrare nel mercato Italiano i primi sistemi di accumulo di energia elettrica per gli impianti fotovoltaici. Ovviamente chiunque abbia un impianto FV è interessato a questa promettente tecnologia perché permette di aumentare la percentuale di energia auto-consumata. Un normale utente dotato del proprio impianto fotovoltaico riesce normalmente ad auto-consumare solo il 50-60%  dell’energia che viene prodotta, con un sistema di accumulo questo valore può arrivare tranquillamente oltre il 90%.

 

Siamo solo all’inizio di quella che sicuramente sarà una tecnologia adottata su  larga scala e infatti per il momento i prezzi sono ancora molto alti e rendono il rientro economico un miraggio. Ho visto alcuni prodotti nelle varie fiere di settore ma i prezzi di un sistema di stoccaggio di energia elettrica completo di pacco batterie e apparati elettronici è normalmente superiore ai 7000/8000 euro al cliente finale. Nel caso di impianti fotovoltaici di nuova installazione la situazione è leggermente più vantaggiosa perché si può utilizzare un sistema dotato di unico inverter in grado sia di caricare le batterie che di trasformare l’energia e renderla disponibile nell’impianto elettrico della propria abitazione, questa soluzione riduce leggermente i costi e anche gli ingombri. Il prezzo è comunque destinato a calare molto rapidamente e si parla di un dimezzamento nei prossimi 5 anni, se poi dovesse arrivare anche qualche incentivo allora la diffusione dei sistemi di accumulo potrà diventare capillare e l’energia rinnovabile ricavata dagli impianti fotovoltaici avrà un nuovo valore aggiunto.

 

Per il momento la soluzione più vantaggiosa per aumentare il proprio autoconsumo è quella di abbinare al proprio impianto dei sistemi di monitoraggio intelligenti in grado di comandare una o più prese wireless che accenderanno automaticamente le varie apparecchiature elettroniche ad esse abbinate. Si potrà quindi attivare un boiler elettrico, un accumulo con pompa di calore, una stufetta, un condizionatore, ecc. Il costo è molto contenuto, hai sempre sotto controllo il funzionamento del tuo impianto fotovoltaico e puoi usare l’energia in esubero in modo intelligente e conveniente, alcune soluzioni le propongo anch’io su www.newsystem-shop.it.

Ciao a tutti.

NEW SYSTEM srl by Luca Angioi

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1 ottobre 2013 2 01 /10 /ottobre /2013 15:48

Quando comprate una lampadina per sostituire la vostra vecchia alogena controllate:

tipo di attacco: E27, E14, GU…. Deve corrispondere alla lampadina che andate a sostituire.

038293-mini.jpg 

Voltaggio: 12V, 24V, 220 V … deve corrispondere alla lampadina che andate a sostituire.

Assorbimento elettrico (Watt): indicativamente rispetto alla alogena l’equivalente a Led consuma 8 volte meno e quasi la metà di una fluorescente, se avete i dati di luminosità del prodotto che andate a sostituire controllate che la nuova lampadina abbia circa gli stessi Lumen.

Luminosità (Lumen): questo valore indica la reale quantità di luce generata dalla lampadina. A parità di corrente assorbita (Watt) la lampadina con Lumen maggiori svilupperà più luminosità e quindi avrà una efficienza maggiore. Spesso le lampadine economiche o di vecchia generazione hanno un rapporto Lumen/Watt abbastanza basso che difficilmente supera i 60 Lumen/Watt, una buona lampadina dovrebbe sviluppare almeno 80/100 Lumen/Watt.

Temperatura colore: questo dato è importantissimo, una luce bianca può essere utile per negozi e uffici ma in casa non è l’ideale, molti prodotti dal prezzo alettante emettono una luce troppo fredda per risultare piacevole. Perché la tonalità della luce emessa dalla nuova lampadina a Led sia simile alla bella luce calda della vecchia alogena, dovete controllare che la gradazione indicata sia di circa 2.800 °K, già a 3.200 °K inizia ad essere un po’ freddina e tendente al bianco, dai 4000 in su inizia ad avere una tonalità sempre più bluastra.

Ampiezza del fascio luminoso: soprattutto se dovete acquistare delle lampade per faretto, controllate l’ampiezza del fascio luminoso in modo che soddisfi le vostre esigenze. Un angolo ristretto può andare bene per illuminare gli oggetti esposti ma in una abitazione è spesso preferibile un angolo più ampio per illuminare uniformemente le stanze. 

Dimensioni: normalmente le lampadine a Led, soprattutto quelle con attacco classico E27 o E14, hanno dimensioni maggiori delle vecchie lampadine alogene, controllate la misura per essere sicuri che ci stia nel vostro lampadario, plafoniera o apllique.

040463-misure.jpg 

Dimmerbilità: nel caso vogliate controllare la potenza luminosa della lampadina, assicuratevi che sia un modello dimmerabile, deve essere chiaramente indicato.

Durata(ore): questo dato vi permette di paragonare i prezzi di 2 prodotti dal costo diverso, dividete il costo per le ore e comprate quello più vantaggioso.

Garanzia e condizioni di recesso: prima di acquistare, soprattutto se da internet, informatevi della garanzia offerta sul prodotto.

039283-mini.jpg 

Leggi anche l'articolo sulla qualità delle lampadine a LED Lampadine LED, una scelta di qualità.     

 

By Luca Angioi   NEW SYSTEM s.r.l.   Bibione VE 

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22 agosto 2013 4 22 /08 /agosto /2013 15:46

 

Il risparmio energetico in casa parte dalle lampadine a LED:

spesa contenuta

tempi di ammortamento brevi

adatte al fai da te

In rete ormai si trovano centinaia di siti che vendono lampadine di diversa tipologia e qualità, io personalmente ho provato ad acquistare da diversi siti per capire le differenze tra i prodotti per curiosità personale e anche nell’eventualità di proporre ai miei clienti un prodotto valido. Ho acquistato prodotti europei marchiati e certificati e prodotti cinesi completamente anonimi consegnati su scatole bianche dove non è neppure riportato il voltaggio!

IR_0668.jpg

Ho fatto prove con pinze amperometriche, contawatt, luxometro e anche con la termocamera, e poi ho installato le varie lampadine a casa e in ufficio per valutarne la durata.  I prodotti cinesi, quando funzionano, si comportano bene ma l’affidabilità è a livelli imbarazzanti ed è quindi importante assicurarsi che il venditore offra un garanzia sui difetti almeno per i 2 anni successivi. Il problema è sicuramente dovuto a degli standard qualitativi non adeguati e all’uso di manodopera poco specializzata, una lampadina cinese di basso livello spesso si può aprire senza neppure l’uso di un cacciavite. Volendo risparmiare è quindi meglio scegliere comunque un prodotto marchiato e non uno anonimo, ormai tutti i produttori di lampadine Led di buona qualità hanno almeno due gamme di prodotto, una standard per chi vuole spendere meno e una professionale per chi cerca la massima qualità.

 

La differenza di qualità incide nella durata “prevista” che può anche raddoppiare e nel rendimento leggermente superiore del prodotto più buono. La durata “prevista”  indicata dal produttore è espressa in ore e serve a dare una idea di quanto può durare la lampadina che vogliamo acquistare, un prodotto standard offre una durata di 15.000 ore mentre un prodotto professionale può arrivare anche a 30.000 ore. La durata comunque non è equivalente alla garanzia ma solo una “indicazione” di quanto dovrebbe durare. I prodotti economici sono quasi completamente in plastica mentre quelli più costosi hanno elementi metallici studiati per dissipare il calore che si sviluppa principalmente dai componenti elettronici, con la termocamera ho rilevato che all’interno della lampadina i componenti possono raggiungere temperature vicino ai 90°C già dopo pochi minuti di funzionamento!

IR_0678.jpg

Personalmente, dopo l’esperienza fatta, preferisco acquistare prodotti marchiati e con una etichetta completa dove sia indicato almeno: assorbimento elettrico (Watt) voltaggio (Volt) temperatura del colore ( °K) e luminosità (Lumen).

 

Leggi anche come scegliere una lampadina Led senza sbagliare acquisto  LED: cosa controllare prima dell'acquisto.

 

Inoltre una buona lampadina deve essere riconoscibile anche una volta fuori dal proprio imballo con almeno i dati di assorbimento elettrico (Watt) e voltaggio (Volt), può essere abbastanza pericoloso mettere una lampadina da 24 Volt al posto di una da 220V e viceversa.  

by Luca Angioi      NEW SYSTEM srl   Bibione   VE

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12 agosto 2013 1 12 /08 /agosto /2013 21:13

 A Marzo 2012 scrivevo:

Quattro mesi fa ancora non esisteva questo Blog e ad oggi la media giornaliera è di 35 visitatori e 50 pagine viste.....Mi piacerebbe raggiungere una media di 100 persone al giorno ed entrare stabilmente tra i primi 50 Blog di over-blog.it , l’ultimo aggiornamento di classifica mi vede al 183° posto....

 

Ad Agosto 2013, il mio Blog deve ancora compiere 2 anni di vita e ho superato le mie aspettative: una media di 200 persone al giorno con punte di 600 e in classifica sono al 7° posto.

 

Grazie a tutti del fantastico risultato!

 

Tutti gli articoli li firmo anche come NEW SYSTEM srl perché è la mia ditta e ne vado fiero, voglio però precisare che non necessariamente sono pensieri condivisi dagli altri soci e mi prendo la responsabilità per tutto quello che scrivo nel Blog. Ho invitato anche mio padre a scrivere degli articoli perché ha una esperienza impagabile e quindi prossimamente potreste trovare anche dei pezzi firmati Luciano e saranno sicuramente di grande interesse.

 

 

By Luca Angioi   NEW SYSTEM srl    Bibione   Ve

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12 agosto 2013 1 12 /08 /agosto /2013 09:29

 

  Particolare

 

Il termine “impianto radiante” è molto generico e comprende una varietà enorme di prodotti e soluzioni, inoltre gli impianti possono essere installati in orizzontale sotto pavimento o nel soffitto, ma esistono anche versioni adatte ad installazioni verticali per essere inseriti nelle pareti. Le soluzioni disponibili possono tranquillamente convivere ed è quindi possibile realizzare nella stessa stanza due tipologie diverse di impianto radiante, quindi in salotto potremmo avere un pavimento con impianto radiante e una o più pareti con l’impianto inserito sotto intonaco o inserito nel cartongesso. Anche se la quasi totalità degli impianti radianti viene usata solo per il riscaldamento, è bene sapere che è possibile anche ottenere un ottimo comfort raffrescando con sistemi radianti: temperatura omogenea in ogni ambiente e nessun giro di aria fredda. Per poter raffrescare correttamente un ambiente con un impianto radiante è fondamentale progettare e realizzare accuratamente anche il sistema di deumidificazione in quanto il solo sistema radiante non è in grado di controllare l’umidità ambientale.

Guardiamo ora in sezione un impianto radiante a pavimento, partendo dal basso:

 

Il pannello isolante, che solitamente è in polistirolo ma esistono anche versioni per bioarchitettura in sughero o lana di roccia, superiormente il pannello è ricoperto da un film di plastica che serve ad irrigidirne la superficie e a rendere agevole il lavoro di posa del tubo. I pannelli più usati hanno una parte superiore sagomata con delle bugne che servono a bloccare la tubazione che andrà a formare i vari anelli. Molti però prediligono i pannelli con superfici lisce (meglio se con materiale riflettente) perché la bugna va a rubare superficie di scambio al tubo e quindi cala leggermente l’efficienza dell’impianto, quando il pannello è liscio il tubo sarà quindi fissato con delle clips. Tutto attorno ai muri verrà preventivamente posata una striscia spugnosa che garantirà lo giusto spazio di dilatazione al pavimento per evitare che negli anni si possano creare delle crepe a pavimento.

 

 Il tubo posato sopra al pannello andrà a formare degli anelli dove passerà l’acqua a bassa temperatura che garantirà il riscaldamento uniforme della stanza. La distanza tra le tubazioni viene calcolata dal progettista e può variare tra i 5 e i 20 cm a seconda della potenza che si avrà bisogno. Il tubo utilizzato normalmente ha un diametro di 16/17 mm ma esistono anche tubi più piccoli per impianti ribassati o tubi di diametro maggiore per impianti industriali. Tutti i tubi devono avere la barriera d’ossigeno che può essere costituita anche solo da un rivestimento esterno che forma un film in plastica di pochi micron, io però preferisco utilizzare tubazioni multistrato dove la barriera antiossigeno è garantita da uno strato di alluminio. L’alluminio essendo uno strato intermedio non rischia di essere inavvertitamente rovinato durante i lavori di posa o da chi poi farà la caldana e inoltre rende più facile la posa del tubo.  Calcolare bene l’impianto è fondamentale per evitare di trovarsi con un impianto sottodimensionato e poi saremo costretti ad aumentare eccessivamente la temperatura dell’impianto, e di questo problema ne parlerò quanto prima in un altro articolo.

 

Una volta posato pannelli e tubi il tutto andrà ricoperto da uno strato di sabbia e cemento mescolato con un liquido chimico per garantirne la giusta elasticità e conducibilità termica. Lo spessore solitamente è di 4-5 cm sopra al tubo ma si può scendere a 3 o 2,5 con massetti tecnici ad elevata resistenza. Chi ha ulteriori problemi di spazio dovrà optare per i sistemi a secco, ideali nelle ristrutturazioni, che permettono di realizzare impianti finiti anche con 2,5 cm di spessore ma sono generalmente più costosi.

La finitura superficiale può essere realizzata con qualunque materiale: piastrella, legno, resina. Ovviamente il materiale di finitura inciderà sul rendimento dell’impianto e quindi il progettista ne deve tenere conto durante il dimensionamento.

 

Gli impianti radianti a parete o a soffitto differiscono dalla versione a pavimento solo nella composizione, il tubo può essere annegato nella malta e posato utilizzando delle guide che andranno fissate preventivamente oppure si troverà già inserito in dei moduli prefabbricati in cartongesso che andranno opportunamente fissati e poi collegati tra loro.

Questa è solo una veloce panoramica delle molteplici variabili offerte dagli impianti radianti, la scelta finale va sempre concordata con il progettista che valuterà attentamente la migliore soluzione applicabile.

 

Ciao a tutti.

Luca Angioi, NEW SYSTEM srl, Bibione VE 

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1 agosto 2013 4 01 /08 /agosto /2013 17:22

Oltre alle classiche caldaie a gas o gasolio, si stanno diffondendo le soluzioni a pellet perché permettono una notevole riduzione del costo del riscaldamento, rispetto al gasolio è facile ottenere risparmi del 50-60%.

I prodotti in commercio sono ormai molti e quasi tutti i produttori di stufe hanno in catalogo anche alcune stufe-idro e qualche caldaia. Per orientarsi è bene capire quali possono essere le differenze costruttive che possono incidere sul prezzo.

SISTEMI DI PULIZIA: Qualunque caldaia a pellet necessita  di pulizie frequenti. I modelli più economici e comunque gran parte dei modelli derivati dalle stufe idro, non hanno nessun sistema di pulizia automatico. Il braciere va pulito quindi pulito regolarmente ogni 2/3 giorni  e almeno una volta alla settimana sarebbe bene scuotere manualmente i turbolatori per tenere pulito il sistema evacuazioni fumi e mantenere efficiente lo scambio termico. In questo caso chi compra una caldaia a pellet deve tenere presente che gli dovrà dedicare un po’ del suo tempo libero.  Chi non ha tempo è bene che si orienti su prodotti più costosi che offrono SISTEMI AUTOMATICI DI PULIZIA del braciere e degli scambiatori lato fumo e quindi l’utente ha il solo obbligo di svuotare il cassetto delle ceneri.  I sistemi di pulizia del braciere non sono tutti efficaci allo stesso modo e alcuni sono anche particolarmente rumorosi, chiedete quindi al rivenditore garanzie sulla silenziosità del sistema.

 

RENDIMENTO DI COMBUSTIONE: Il rendimento delle caldaie a pellet, anche quelle concettualmente più semplici ed economiche,  sulla carta può spesso superare il 93-94%, questo dato però è puramente indicativo perché raggiunto solo in ben definite condizioni di funzionamento utilizzate durante le prove di certificazione. Da prove che ho svolto direttamente  sul campo, il rendimento medio stagionale (che non viene mai dichiarato) può faticare ad arrivare al 60%, questo perché difficilmente si raggiungono i rendimenti dichiarati (in particolare per i modelli economici) e soprattutto ogni spegnimento e accensione della caldaia (periodi che durano svariati minuti) comportano un notevole spreco di energia.

 

Il controllo della fiamma inoltre, sui modelli più economici è basato solo su parametri impostati in fabbrica (velocità del ventilatore e giri della clochea) e quindi, dato che le variabili sono molte, la combustione può non essere ottimale come dovrebbe. I modelli più costosi utilizzano una SONDA LAMBDA (da sola vale oltre 1.000 euro) che da garanzia di assoluta precisione della combustione in quanto il controllo avviene costantemente e l’elettronica modifica i parametri di combustione continuamente. Il vantaggio è un reale aumento dell’efficienza stagionale, un perfetto adattamento alle diverse qualità di pellet, meno polveri sottili nell’aria e un residuo di ceneri ridotto al minimo.

 

AUTONOMIA: Quasi tutte le caldaie hanno un serbatoio integrato per il pellet, controllate l’autonomia del prodotto che vi propongono in modo da sapere ogni  quanti giorni dovrete preoccuparvi della carica. Per aumentare l’autonomia cercate prodotti con serbatoi capienti, ce ne sono per tutti i gusti e di tutte le misure, l’unico limite è lo spazio che avete a disposizione.

 

RICORDATE CHE:

Qualunque caldaia a pellet, anche la più costosa, per funzionare bene deve essere installata correttamente. Oltre a realizzare un sistema di evacuazione dei fumi e un collegamento con l’impianto a regola d’arte, bisogna sempre inserire un accumulo inerziale per garantire alla caldaia di funzionare a lungo limitando al minimo le deleterie  accensioni e spegnimenti. L’accumulo termico, per garantire una adeguata inerzia, dovrebbe venire dimensionato in modo da avere almeno 25 litri per ogni kW installato, quindi anche la più piccola caldaia dovrebbe essere abbinata almeno ad un 300 litri.

 

By Luca Angioi   NEW SYSTEM srl  Bibione  www.newsystem-shop.it

 

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29 luglio 2013 1 29 /07 /luglio /2013 13:40

UNITA’ RECUPERO CALORE COMPATTA NICOLL

Questo prodotto è attualemente fuori produzione, in alternativa è possibile acquistare il PICO 50 T-PLUS per avere un sistema ultrcompatto oppure il TEMPERO 100 .

Leggi il nuovo articolo sul PICO 50 T-PLUS

Innovativa unità monoblocco per areare un singolo locale recuperando il 70% dell’energia che verrebbe dispersa con un normale ventilatore. Veniva distribuito in Italia dalla Nicoll è in realtà prodotto in germania dalla Marley ( come visibile dal cartone).                                            varie-2-394.jpg

Questo recuperatore è il modello a flussi incrociati più compatto sul mercato, e forse anche il più economico a parità di caratteristiche, ho visto a catalogo altri prodotti molto compatti ma dalla dubbia efficacia e privi del pacco di scambio. Altri modelli, non sempre più economici, usano un ventilatore che inverte la direzione del flusso d’aria a tempi prefissati e il calore viene accumulato in un pacco ceramico e poi ceduto quando si inverte il flusso dell’aria, il problema di questi sistemi è che invertendo i flussi diventa difficile controllare dove vanno gli odori. Questo modello della Nicoll invece lavora sempre con doppio flusso incrociato garantendo un reale ed efficace scambio termico. E’ molto facile da installare si adatta a muri fino a 48 cm praticando un solo foro dal diametro di 16 cm. Ideale per evitare la formazione di muffe o il ristagno di aria viziata in piccoli locali. Velocità regolabile su 3 livelli tramite comando a filo in dotazione, basso consumo energetico grazie al motore in corrente continua.

Questo modello della Nicoll ed altri prodotti li potete comodamente acquistare su www.newsystem-shop.it ad un prezzo molto appetibile, e se volete soluzioni su misura per Voi chiedete pure.  

Dopo averlo visto in fiera e nei dépliant l’ho voluto mettere alla prova proponendolo ad un mio amico che lo ha installato da solo in 2-3 ore. L’apparecchio si presenta bene, accendendolo alla minima velocità è abbastanza silenzioso ma alla velocità intermedia che corrisponde a 30 mc/h inizia a farsi sentire. Già guardando i valori dichiarati ci si rende conto che non è un campione di silenziosità (ma a questo prezzo non esiste di meglio), i 26 dB alla minima velocità equivalgono al rumore di un normale split on-off per l’aria condizionata funzionante anch’esso al minimo. Questo inconveniente è causato dai ventilatori che sono molto piccoli per contenerne l'ingombro e per questo devono girare molto velocemente.

Nel sito www.newsystem-shop.it ho ora inserito anche il nuov PICO 50-T PLUS e potete trovare anche il modello O.erre Tempero, molto silenzioso e performante ma con un ingombro interno maggiore. Il modello Tempero si adatta a qualunque spessore di muro e, acquistando il regolatore di velocità, si possono scegliere 5 differenti livelli di ricambio e nelle prime 2 velocità è difficile percepirne il rumore. Questo modello lo consiglio quindi anche per le camere da letto perchè offre un ottimo prezzo e la qualità è adeguata alla fascia di prezzo del prodotto. 

varie-2-411.jpg

 Il modello della Nicoll è consigliabile installarlo in ambienti molto piccoli dove è sufficiente mantenere un volume di ricambio aria pari ai 16 mc/h, i 35 dB in una camera da letto non sarebbero certo sopportabili durante il sonno. In commercio però, da quello che conosco, non esistono alternative altrettanto compatte ed economiche in grado di recuperare anche il calore dall’aria viziata.

Nell'immagine sotto è visibile il terminale esterno, la parte di tubo grigia è rimasta visibile perchè lo spessore del muro era inferiore ai 35 cm.

varie-2-449.jpg

 

By Luca Angioi,  NEW SYSTEM srl  Bibione VE   www.newsystem-shop.it

 

Caratteristiche tecniche:

diametro foro:                         160 mm

spessore massimo muro:           480 mm

Portata d’aria:                         16/30/45 mc/h

Assorbimento:                         4/10/14 Watt

Recupero calore:                      70% max

Pressione acustica ( 1,5 mt):     26/35/41 dB

Dotazione a corredo:

Comando a filo

Trasformatore 24V incorporato

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20 giugno 2013 4 20 /06 /giugno /2013 22:37

Capita prima o poi di avere problemi con il proprio climatizzatore ma non tutti i problemi richiedono l’intervento del tecnico.

La macchina non da segni di vita?

Controllate che sia alimentata elettricamente, potrebbe esserci una spina (poco professionale ma soluzione diffusa) o un interruttore che è stato inavvertitamente spento. Il problema potrebbe anche essere il telecomando, se la  macchina interna è di tipo a parete o pavimento è sempre presente un pulsante a bordo macchina per farla partire in automatico. Solitamente il tasto di accensione d’emergenza è nascosto dal pannello frontale e si trova a destra dei filtri. Avete trovato il pulsante e la macchina funziona? Problema risolto.

Il telecomando non funziona?

Cambiate batterie, se premendo i pulsanti l display non cambia mai indicazioni allora il telecomando va riparato o cambiato con un modello originale o universale (li chiamano universali ma non sempre funzionano), li vendo anch’io su www.newsystem-shop.it . Quando il display del telecomando sembra reagire alla pressione dei tasti ma il climatizzatore non risponde, nella maggior parte dei casi la colpa è imputabile al telecomando ma a volte il problema è legato al ricevitore a bordo macchina. Io per capire se il problema è il telecomando o il ricevitore utilizzo un tester IR che rileva i segnali e ne conferma l’eventuale trasmissione tramite dei Led. Ricordatevi di togliere le batterie dal telecomando quando non lo usate per lunghi periodi, potrebbe formarsi dell’ossido o peggio delle fuoriuscite di sostanze chimiche dalle batterie.

Il climatizzatore sembra funzionare ma non raffresca?

Quando lo split interno si apre e soffia aria e nella macchina esterna vedete che il ventilatore gira e sentite il rumore del compressore il problema potrebbe anche essere una mancata pulizia dei filtri. Tutte le unità interne hanno dei filtri che vanno tenuti puliti, alcuni miei clienti mi chiamano dopo anni e scopro che non li hanno mai puliti. Dovete lavarli 2 volte a stagione per tenere la macchina efficiente e respirare aria un po’ più sana. Togliete i filtri, li bagnate e li lavate delicatamente con una spugna e del detersivo , non usate “mai” spazzole perché rischiate di rovinarli. Una volta controllati i filtri riprovate e se ancora non raffresca nel 95% dei casi manca il refrigerante e in questo caso dovete far intervenire un tecnico, se la macchina deve essere ricaricata chiedete che faccia un controllo perdite per risolvere il problema in modo definitivo e ricordate che “il gas dei climatizzatori non si esaurisce mai!”. Leggi l’articolo CLIMATIZZATORI, ogni quanto vanno ricaricati?  e anche QUANTO COSTA RICARICARE IL CLIMATIZZATORE

L’unità esterna è diventata molto rumorosa?

Spesso nel tempo le lamiere della macchina esterna iniziano a vibrare creando forti rumori metallici, a macchina accesa provate ad appoggiare la mano in vari punti della macchina trovando la causa della vibrazione, spesso è la griglia che protegge la batteria alettata posteriore. Togliete la corrente di alimentazione alla macchina e infilate dei pezzetti di gomma tra le lamiere che vibrano . Ridate corrente e riprovate fino a che siete soddisfatti del risultato.

Una spia indica il filtro da pulire?

Leggete le istruzioni, è un semplice conteggio a ore che vi ricorda appunto di pulire i filtri, se lo avete già fatto dovete solo cercare il pulsante per azzerare nuovamente il conteggio. Questa spia è solo una indicazione, se non trovate il modo di spegnerla non preoccupatevi perché la macchina funzionerà ugualmente.

Dall’unità interna esce molta acqua?

Lo scarico condensa può essersi otturato e guardando la vaschetta dell’unità interna dovreste trovarla piena. Se avete un minimo di manualità cercate di capire dove scarica perché può capitare che alcuni insetti lo abbiano otturato per farvi un dispetto. Provate a disotturarlo con una semplice sondina o del filo di ferro grosso, tipo quello delle reti da recinzione facilmente reperibile in ferramenta, piegate la punta in modo che sia arrotondata e non vada a bucare la guaina, infilatela per pochi centimetri alla volta e provate a sfilarla per assicurarvi che non vi rimanga incastrata dentro al tubo. Quando pensate di aver liberato lo scarico mettete un pò di acqua nella vaschetta dell’unità interna con una bottiglia e controllate che scarichi bene.

 

By Luca Angioi  New System srl   Bibione VE   www.newsystem-shop.it

 

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5 giugno 2013 3 05 /06 /giugno /2013 21:30

Attenzione!!

Per registrarsi regolarmente si ha tempo solo fino al 30 Giugno 2013!

E’ definitivamente attivo Il D.P.R. n. 43/2012, entrato in vigore il 5 maggio 2012, stabilisce all’articolo 16, che entro il 31 maggio di ogni anno (a partire già dal 2013), gli operatori delle applicazioni fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria e pompe di calore, nonché dei sistemi fissi di protezione antincendio contenenti 3 kg o più di gas fluorurati ad effetto serra devono presentare una dichiarazione contenente informazioni riguardanti la quantità di emissioni in atmosfera relativi all’anno precedente sulla base dei dati contenuti nel relativo registro di impianto.

Il D.P.R. indica come responsabile “l’operatore” e con questo termine intende il “proprietario” dell’apparecchiatura o dell’impianto qualora non abbia esplicitamente delegato ad una terza persona l’effettivo controllo sul funzionamento. Per adempiere agli obblighi del D.P.R. n. 43/2012 l’operatore di apparecchi fissi contenenti oltre 3 kg di gas fluorati ha l’obbligo di far eseguire i controlli periodici previsti dal regolamento F-GAS secondo le cadenze definite dallo stesso.

Per impianti da 3 a 30 kg di refrigerante i controlli sono a cadenza annuale, oltre i 30 kg i controlli dovranno essere semestrali, andranno quindi indicati sul registro di impianto e andranno inoltre inviati telematicamente tramite il portale dell’I.S.P.R.A. .

Il mancato adempimento a quanto previsto per legge può comportare delle sanzioni a carico dell’operatore che possono arrivare a 10.000 euro con un minimo di 1.000 euro. La prima cosa che potete fare è controllare nell’etichetta del vostro climatizzatore se la carica di refrigerante è superiore a 3 kg, normalmente negli impianti residenziali i mono-split e multi-split con meno di 4 unità interne sono sotto la soglia dei 3 kg. Gli impianti commerciali con potenze da 8 kW in su sono a rischio e tutti i VRV o VRF sono sopra i 3 kg. Chi ha una attività commerciale, ristoranti, negozi, agenzie, alberghi, ecc. molto probabilmente avrà una o più macchine contenti oltre 3 kg di freon. La registrazione sul portale ISPRA non è richiesta per gli impianti in R22 i quali andranno comunque muniti di libretto d’impianto nel quale registrare tutti gli interventi di controllo.

Dal 14/05/2013 in seguito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n.111 è finalmente disponibile il formato per la dichiarazione che, per evitare ingenti sanzioni economiche,  andrà trasmessa entro 31 maggio di ogni anno.

Per registrarsi regolarmente si ha tempo solo fino al 30 Giugno 2013!

Coloro che non intendono inviare la dichiarazione dei dati rischiano una sanzione prevista dal D.lgs 26/2013 art. 6 comma 3 con pena pecuniaria da  € 1.000 a €10.000.

Chi può prendersi carico dei controlli per rispettare la normativa senza farvi incorrere in sanzioni?

Bisogna rivolgersi ad una Azienda regolarmente iscritta al registro nazionale gas fluorurati e operante nel settore con personale proprio iscritto a registro che ha regolarmente conseguito il patentino. Al momento ci sono anche i certificati provvisori che hanno comunque una validità limitata a 6 mesi. Ricordate che fino a che non avete esplicitamente delegato ad una terza persona l’incarico di “operatore” tutte le eventuali sanzioni sono a vostro carico.

By Luca Angioi  NEW SYSTEM srl   Bibione Ve   www.newsystem-online.it

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  • Nato nel 1974, ho sempre vissuto a Bibione. Da oltre 20 anni lavoro nell'azienda di famiglia che si è evoluta nel tempo diventando un punto di riferimento per chi vuole impianti di qualità e soluzioni tecnologiche di alto livello. Hobby? Sci, Foto, Running, Camper. Sono presidente di una nuova rete di imprese: Rete PREGI, le migliori aziende termo idrauliche in Friuli Venezia Giulia e Veneto. Ho scritto un articolo per ProntoPro su come negli ultimi anni l'efficienza energetica sia nettamente migliorata grazie alla nuova tecnologia:  https://www.prontopro.it/blog/come-la-tecnologia-ha-migliorato-il-risparmio-energetico/
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